Articolo a cura del Prof. Walter Castellani e Francesca Bigazzi – Durante ogni inverno e passaggio stagionale milioni di italiani sono costretti a fare i conti con i sintomi da raffreddamento, in particolare la tosse, contro la quale gli sciroppi sintomatici rappresentano il rimedio ad oggi più utilizzato sia come automedicazione che come trattamento prescritto dopo consulto medico. L’efficacia di queste preparazioni in termini di riduzione del sintomo e dei tempi di guarigione non è supportata, tuttavia, da solide evidenze scientifiche tanto che, anche le linee guida, suggeriscono di astenersi dal trattamento della tosse acuta non complicata. I risultati della recente analisi dell’American Chemical Society e della revisione dell’organizzazione Cochrane che ha considerato ben 29 studi clinici in cui erano coinvolti quasi 5000 soggetti con tosse acuta avrebbero infatti dimostrato la “non superiorità” di efficacia degli sciroppi rispetto ai placebo, confermando che il loro utilizzo potrebbe rappresentare un inutile spreco di denaro.

Ma che cos’è lo sciroppo medicinale? Non è altro che una soluzione ad alto contenuto di zucchero utilizzata per la somministrazione orale di farmaci, in particolare di quelli dal sapore poco gradevole. Sebbene già noto nell’antica pratica medica araba, lo sciroppo è stato introdotto in Europa durante l’Alto Medioevo, con rapida e progressiva diffusione fino ai nostri giorni.
In Italia, attualmente, la “famiglia” degli sciroppi vanta più di 200 esemplari diversi, la maggior parte venduti come prodotti antitussigeni e/o antinfluenzali acquistabili anche in assenza di prescrizione medica: SEDATIVI, MUCOLITICI, ESPETTORANTI, ANTISTAMINICI e DECONGESTIONANTI fanno bella mostra di sé perfino negli scaffali dei supermercati! Basti pensare che in Italia ogni anno vengono acquistate circa 35 milioni di confezioni di sciroppi, di cui 25 milioni mucolitici e fluidificanti, 8 milioni sedativi, e 2 milioni di associazioni.
È stato proprio il loro frequente e diffuso impiego, fino ad oggi, ad alimentarne l’enorme mercato: in Italia, ogni anno, si spendono circa 400 milioni di euro, la maggior parte per sciroppi non richiedenti prescrizione medica; mentre in USA, ogni anno, vengono spesi fino a 50 milioni di dollari. La facile accessibilità di questi prodotti “sintomatici”, cioè lenitivi ma non curativi, ha contributo alla pratica comune di assumerli, anche senza consulto medico, specialmente all’arrivo delle prime sindromi da raffreddamento.
Ma gli sciroppi sono sempre davvero indicati nel trattamento della tosse?
La tosse, acuta o cronica, rappresenta uno dei più comuni sintomi per i quali si richiede l’intervento del medico e pertanto impegna notevoli risorse sanitarie ed economiche. Tuttavia è da considerarsi, prima che una malattia, un meccanismo di difesa fisiologico per l’eliminazione di secrezioni e per l’espulsione di particelle estranee all’albero respiratorio.
Per decidere se iniziare un trattamento sintomatico è sempre necessario valutare la durata del sintomo: per la tosse cronica, cioè di durata superiore alle otto settimane, è perfettamente inutile assumere i preparati antitussigeni, che sono del tutto inefficaci e sempre sconsigliati in assenza di diagnosi eziologica. La tosse cronica infatti non è, di solito, una manifestazione autolimitante e spesso nasconde delle patologie di rilevanza clinica; per questo sarà suscettibile soltanto ad un trattamento eziologico mirato. Gli sciroppi antitussigeni, quindi, sono inadeguati nella terapia della tosse cronica secca, causata più frequentemente da asma bronchiale, reflusso gastro-esofageo e rinorrea posteriore, e addirittura controindicati nelle forme produttive, tipiche delle bronchiectasie e della broncopneumopatia ostruttiva a carattere bronchitico cronico perché, inibendo i centri regolatori del riflesso tussigeno, possono ostacolare l’espettorazione favorendo il ristagno di secrezioni bronchiali e l’insorgenza di infezioni respiratorie. In questi casi è preferibile utilizzare gli sciroppi mucolitici che alle dosi raccomandate  hanno il vantaggio di favorire la fluidificazione ed espettorazione delle secrezioni tracheo-bronchiali mediante meccanismo di idratazione e rottura dei legami proteici del muco, seppur con lo svantaggio iniziale di incrementare spesso lo stimolo della tosse per il volume maggiore di muco da eliminare. In particolare è sconsigliato assumere associazioni fra sedativi con espettoranti o mucolitici, proprio per il loro meccanismo d’azione contrastante.
Il trattamento con prodotti sintomatici può forse essere giustificato solo nel trattamento della tosse acuta, causata frequentemente da alcuni agenti virali (Adenovirus, Coronavirus, Virus Respiratorio Sinciziale, Rhinovirus, Virus influenzale e parainfluenzale…) nei confronti dei quali la terapia antibiotica è praticamente inefficace, con l’unico vantaggio di migliorare il riposo notturno per la presenza di principi attivi sui centri nervosi regolatori del riflesso della tosse e inducenti sonnolenza. Tuttavia, recenti studi hanno evidenziato che i preparati artigianali con acqua e zucchero hanno un’efficacia quasi maggiore degli sciroppi antitosse in commercio, per la loro azione lenitiva sulle mucose ed il potente effetto placebo. Addirittura il miele sembrerebbe un “rimedio” ancora più valido per ridurre l’intensità del sintomo e l’insorgenza di frequenti infezioni respiratorie, se messo a confronto con la molecola di destrometorfano presente in molti degli sciroppi da banco, secondo quanto riportato in uno studio della Penn State College of Medicine. E per finire anche il cioccolato, grazie alla presenza della teobromicina, è risultato essere un sedativo della tosse più potente della codeina utilizzata in molti preparati antitussigeni, come dimostrato da uno studio dell’Imperial College di Londra.
Purtroppo gli sciroppi si sono dimostrati non solo scarsamente efficaci, ma anche pericolosi per la salute, in particolare per i bambini. Infatti, proprio per la grande distribuzione e facilità di acquisto di questi preparati, assistiamo sempre più frequentemente ad una loro assunzione impropria, fino ad un proprio e vero abuso farmacologico con insorgenza di effetti collaterali da sovradosaggio, che, sebbene rari, possono essere non solo lievi, ma anche gravi, come stato allucinatorio e coma, fino alla morte.
Solo nei primi quattro mesi del 2007, in USA, sono deceduti 54 bambini di età inferiore ai 2 anni, per abuso di sciroppi antitussigeni e decongestionanti. L’Associazione britannica dei consumatori (Food Commission) ha dimostrato, già da quasi 10 anni, la relazione causa-effetto fra alcuni additivi artificiali – riscontrati in 4 su 10 degli sciroppi analizzati – e l’induzione di comportamento iperattivo nei bambini.
L’aspetto sicuramente più sconvolgente è che gran parte degli sciroppi indicati come “per bambini”, in realtà, non sono mai stati sottoposti a protocolli sperimentali sui bambini stessi, ma solo su adulti, senza considerare tuttavia che il loro metabolismo è estremamente diverso, e che pure un basso dosaggio del farmaco in questione potrebbe non essere sufficiente a garantire sicurezza nell’assunzione di un determinato principio attivo nel bambino.
In Italia, proprio per questo, l’Agenzia del farmaco europea (Emea) ha disposto per la netta riduzione dell’uso dei farmaci sintomatici nei bambini, tra cui gli sciroppi non testati sui bambini stessi.