Articolo a cura del Prof. Walter Castellani, Dott.ssa Maria Laura Frilli- L’abitudine al fumo (tabagismo) rappresenta uno dei più grandi problemi di sanità pubblica a livello mondiale ed è uno dei maggiori fattori di rischio nello sviluppo di patologie neoplastiche, cardiovascolari e respiratorie. Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), il fumo di tabacco rappresenta la seconda causa di morte nel mondo e la principale causa di morte evitabile.

L’OMS calcola che quasi 6 milioni di persone perdono la vita ogni anno per i danni da tabagismo, fra le vittime oltre 600.000 sono non fumatori esposti al fumo passivo. Il fumo uccide una persona ogni sei secondi ed è a tutti gli effetti un’epidemia fra le peggiori mai affrontate a livello globale. Il totale dei decessi entro il 2030 potrebbe raggiungere quota 8 milioni all’anno e si stima che nel XXI secolo il tabagismo avrà causato fino a un miliardo di morti.

L’uso di tabacco pesa enormemente sulle economie nazionali attraverso l’aumento dei costi sanitari e la diminuzione della produttività. Peggiora le disuguaglianze sanitarie e aggrava la povertà, difatti le persone più povere spendono meno per cibo, istruzione e assistenza sanitaria. In Italia, si stima che siano attribuibili al fumo di tabacco dalle 70.000 alle 83.000 morti l’anno. Oltre il 25% di questi decessi è compreso tra i 35 ed i 65 anni di età (ISTAT, 2012). Secondo il rapporto fumo 2017 -realizzato dall’“Osservatorio Fumo, Alcol e Droga” dell’Istituto superiore di sanità in collaborazione con la Doxa- in Italia fumano circa 11,7 milioni di persone, di cui 23,9% uomini e 20,8% femmine. Il consumo medio di sigarette al giorno si conferma intorno alle 13 sigarette negli ultimi anni. Il 28,5% fuma più di 20 sigarette al giorno. Il fumo non è responsabile solo del tumore del polmone, ma rappresenta anche il principale fattore di rischio per le malattie respiratorie non neoplastiche, fra cui la Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO) ed è uno dei più importanti fattori di rischio cardiovascolare: un fumatore ha un rischio di mortalità, a causa di una coronaropatia, da 3 a 5 volte superiore rispetto a un non fumatore. Un individuo che fuma per tutta la vita ha il 50% di probabilità di morire per una patologia direttamente correlata al fumo e la sua vita potrebbe non superare un’età compresa tra i 45 e i 54 anni.

Il fumo è inoltre un fattore di rischio per ictus ischemico e patologie vascolari periferiche. Studi hanno riscontrato una relazione tra fumo di sigaretta e livelli di colesterolo, aggregazione piastrinica e stato pro-trombotico. Il fumo è uno dei principali fattori di rischio per tumori dei vari organi: si stima che 1/3 dei tumori sia causato dall’uso di tabacco. Di questi il tumore del polmone è il principale: in molti paesi circa l’80-90% dei tumori del polmone possono essere attribuiti al fumo di sigaretta. Il carcinoma polmonare in Italia risulta essere la prima causa di morte per tumore nei maschi e la terza nelle donne. Il fumo gioca un ruolo anche nei tumori della bocca, laringe, faringe, naso, esofago, stomaco, fegato, pancreas, rene, vescica, cervice, ovaie e in alcuni tipi di leucemia.

Il fumo è il principale fattore di rischio per la BPCO, accelerando il declino della funzionalità respiratoria, infatti il FEV1 si riduce maggiormente nei pazienti fumatori rispetto ai non fumatori, la cessazione dal fumo di sigaretta permette di rallentare il declino della funzionalità respiratoria.

Il fumo inoltre è una causa di asma infantile e un fattore di rischio per lo sviluppo di asma nell’adulto con un incremento della mortalità, di riacutizzazioni, di maggiore severità e di mancato controllo dell’asma.

L’abitudine tabagica predispone anche alle infezioni respiratorie. È inoltre un fattore di rischio per patologie come l’osteoporosi, ulcere gastriche e duodenali, diabete mellito, complicanze post interventi chirurgici, disordini riproduttivi. 

In generale, va considerato che la qualità di vita del fumatore è seriamente compromessa a causa della maggiore frequenza di patologie respiratorie (tosse, catarro, bronchiti ricorrenti, asma ecc.) e cardiache (ipertensione, ictus, infarto ecc.) che possono limitare le attività della vita quotidiana.

In questi anni a livello sia nazionale che internazionale si stanno sempre più sviluppando interventi di prevenzione e di cura per affrontare “questa epidemia” in modo complessivo.

BIBLIOGRAFIA: European lung white book; www.iss.it; www.salute.gov.it