Articolo a cura del Dott. Augusto Zaninelli, medicina generale – Ho sentito parlare di un sistema nervoso simpatico che c’entra con la pressione: è vero?

Il sistema nervoso simpatico è quella parte dei nostri nervi e cervello che noi non possiamo controllare con la volontà, ma che fornisce la regolazione di tutte quelle attività che ci permettono di vivere. Il battito cardiaco, le funzioni intestinali, le funzioni renali, il fegato, la milza, il pancreas e anche la pressione arteriosa sono governate da comandi generati con un equilibrio fra il sistema nervoso simpatico e quello parasimpatico, che ne antagonizza le azioni. In altre parole se il sistema nervoso simpatico è quello che fa accelerare il battito del cuore e fa arrossire il viso per una emozione, il sistema parasimpatico riduce i battiti e fa impallidire il volto, ad esempio, durante uno svenimento. Tornando al discorso della pressione, in modo un po’ schematico si può riassumere che il sistema nervoso simpatico è quello che fa alzare la pressione, mentre il parasimpatico la riduce. Quindi, un eccessivo funzionamento del simpatico, potrebbe essere alla base del fatto che in alcuni soggetti la pressione tende ad alzarsi ed in altri no.

Che relazioni ci sono fra stress e ipertensione?

Non è possibile stabilire una proporzione diretta fra lo stress della vita quotidiana e i valori di pressione arteriosa, cioè non si può dire che più una persona è stressata e più ha la pressione alta. Certo è che una relazione fra le due situazioni è presente, anche perché una vita stressante è spesso correlata ad abitudini alimentari sbagliate e alla mancanza di tempo libero da dedicare alla attività fisica. Si può dire, quindi, che una persona stressata ha un rischio maggiore di sviluppare l’ipertensione arteriosa, rispetto ad una più calma. Tuttavia, questo fenomeno va distinto da quelle condizioni di spiccata emotività, per cui un soggetto particolarmente sensibile spesso presenta misurazioni di pressione elevate solo a causa di una reazione emozionale eccessiva, ma in realtà i suoi valori sono abitualmente normali.

È vero che una persona obesa o in soprappeso ha la pressione più alta?

In generale questa affermazione è vera, se si pensa che le persone obese hanno il 50% di rischio in più, rispetto alle magre, di sviluppare ipertensione. Inoltre, l’essere grassi o in soprappeso comporta una serie di attivazioni di fattori negativi che non coinvolgono solo la pressione arteriosa, ma anche l’insorgenza del diabete, le alterazioni della circolazione, la riduzione del colesterolo “buono” e l’aumento di quello “cattivo” che unitamente all’ipertensione arteriosa, costituiscono un insieme di circostanze sfavorevoli, che possono più facilmente portare ad un infarto del cuore o ad un ictus cerebrale.

Che ruolo ha il sale da cucina nell’ipertensione?

Il ruolo del sodio (componente principale del sale da cucina) nella genesi dell’ipertensione arteriosa è controverso. Infatti, vi sono soggetti ipertesi sensibili al sodio, per cui mangiando tanto sale vedono la loro pressione aumentare, ma è molto difficile identificarli a priori. I pazienti con diabete mellito e ipertensione sono un po’ di più sodio–sensibili, rispetto ai non diabetici, ma non è una regola fissa. In generale, comunque, utilizzare il meno possibile il sale da cucina è una buona regola per i soggetti ipertesi, ricordando che il sodio è contenuto in grande quantità anche nel dado da cucina e nei cibi della cucina cinese.

Mangiare tanta liquirizia aumenta la pressione?

Anche questa affermazione è vera solo in parte, anche se i casi sono più frequenti dell’ipertensione legata al sodio riferita nella risposta precedente. È possibile che forti mangiatori di liquirizia presentino valori di pressione arteriosa elevata, per un meccanismo a livello renale che fa perdere il potassio e accumulare il sodio. In molti di questi casi, però, non si tratta di vera ipertensione, in quanto il fatto di abbandonare la liquirizia comporta un rientro dei valori nei limiti normali.

Si è parlato di rene: cosa c’entra con l’ipertensione?

La funzione del rene è pesantemente coinvolta con i fenomeni che producono l’ipertensione. Il meccanismo è legato al fatto che molte malattie renali, in particolare lo stringimento dell’arteria che porta il sangue al rene, producono una riduzione del flusso di sangue a questo organo che reagisce, mettendo in circolazione una sostanza (l’angiotensina) che aumenta direttamente la pressione. Si ricordi, però, che la presenza di calcoli dell’uretere, solo in rarissimi casi sono responsabili di mal funzionamento del rene e quindi con l’ipertensione non hanno nulla a che fare.

Ma allora c’è sempre una malattia renale alla base dell’ipertensione?

No, assolutamente! Anzi oltre il 95% dei casi di ipertensione non riconosce una causa specifica, tanto è vero che si chiama “essenziale”, che è un termine utilizzato in medicina per ammettere che non si sa perché una persona ad un certo punto della sua vita, inizia con il presentare valori pressori più alti del nomale.

Ritornando al quel 5% circa di cause identificabili, quali sono?

Effettivamente, anche se le probabilità di trovare una causa dell’ipertensione sono scarse, è obbligatorio ricercarle, di fronte ad un paziente che viene per la prima volta riconosciuto essere affetto da ipertensione arteriosa. Questo è possibile attraverso semplici esami del sangue che possono metter in evidenza come la pressione alta sia legata a malattie renali, come detto prima, sia della nascita, sia venutesi a creare dopo. Altri organi interessati sono le ghiandole surrenali, due piccoli apparati posti sopra i reni che secernono ormoni e che, a volte, possono essere affette da piccoli tumori benigni che mettono in circolazione sostanze che aumentano la pressione. Anche le malattie della tiroide, intese come eccessivo o ridotto funzionamento della ghiandola, posso causare ipertensione, così come le ovaie con numerose cisti (ovaio policistico) e lo stringimento congenito (coartazione) dell’arteria aorta.

Vi sono poi, delle altre condizioni che possono far sospettare la presenza di ipertensione?

Si, vi sono delle situazioni nelle quali è meglio effettuare controlli della pressione perché è molto frequente che sia più alta del normale. Queste condizioni sono la depressione psichica, la sindrome della apnea notturna, i pazienti che hanno subito un trapianto di organo e la gestosi del 3° trimestre della gravidanza.

Ma, in definitiva, per la maggioranza dei casi non si sa perché una persona ha la pressione alta: è proprio così?

Sì, è corretto.