A cura del Prof. Augusto Zaninelli – In Italia circa 20 milioni di persone soffrono di un’elevata pressione arteriosa. Di fatto l’ipertensione arteriosa non è una malattia, ma infarti del cuore o ictus cerebrali sono più comuni in chi ha la pressione del sangue alta. Con l’avanzare dell’età la probabilità dell’ipertensione aumenta, e anche il paziente incrementa la propria voglia di saperne di più. Questo articolo è impostato con il sistema delle risposte alle domande più frequenti, nate dalla quasi quarantennale esperienza nelle visite mediche da parte dell’Autore, che, nell’approccio a persone sia sane che  malate, ha individuato le domande più frequenti che ha ricevuto durante la sua pratica clinica quotidiana, nel campo dell’ipertensione arteriosa.

In che modo la pressione alta danneggia la salute?
Il modo principale è quello di agire come un potenziatore delle alterazioni che avvengono nelle arterie durante l’invecchiamento. In altre parole, l’ipertensione accelera i processi di invecchiamento delle nostre arterie, rendendo più grosse, rigide e instabili le placche di aterosclerosi.

Cosa sono le placche di aterosclerosi?
Le placche sono delle infiltrazioni di colesterolo, cellule infiammatorie e globuli bianchi che si annidano nella parete delle arterie, riducendone il diametro. Queste placche non sono di per sé una malattia, ma anche a causa dell’ipertensione, diventano più grandi, più rigide e più instabili, nel senso che si possono lesionare più facilmente. E la loro lesione comporta una esposizione al flusso di sangue di sostanze che stimolano l’aggregazione delle piastrine, le quali costituiscono una specie di coagulo sopra la superficie della placca e all’interno del vaso, sino a ostruirlo, totalmente o parzialmente. L’ostruzione del vaso crea una riduzione o un arresto del flusso di sangue a valle, con conseguente mancanza dell’apporto di ossigeno per le cellule che si trovano a valle dell’ostruzione, che quindi muoiono.
Ma l’ateriosclerosi non è quella malattia degli anziani un po’ “fuori di testa”?
Innanzi tutto, prima si è parlato di aterosclerosi, che riguarda in genere le grandi arterie, mentre l’ateriosclerosi è una malattia che colpisce, irrigidendoli, i capillari, che divenuti più duri e meno elastici, lasciano meno circolare il sangue. A volte può succedere che se il sangue circola con difficoltà in alcune zone del cervello, deputate alle prestazioni cognitive, le cellule di quella zona possono risentire della carenza dell’apporto di ossigeno e non funzionare correttamente, dando origine ai fenomeni di demenza o difficoltà nella attenzione, nella concentrazione e nella memoria. Comunque, l’ipertensione accelera e peggiora entrambi i problemi, sia l’aterosclerosi, sia l’arteriosclerosi.

Vi sono altri modi per cui la pressione alta può dar fastidio al cuore?
Sì, il principale è quello che costringendo il cuore ad esercitare una forza di contrazione delle sue cellule più alta, per pompare il sangue in arterie più strette, quindi con maggiore pressione, le cellule stesse tendono ad ingrandirsi. Questo fenomeno porta ad un ispessimento delle pareti del ventricolo sinistro (la cavità dove si sviluppa la maggiore forza di pompa del sangue) e quindi ad una situazione medica definita come “ipertrofia ventricolare sinistra”.
Questo adattamento, se nei primi anni dopo l’instaurarsi dell’ipertensione, costituisce un meccanismo di compenso e di difesa del cuore, a lungo andare, diventa un problema molto serio, perché dopo 10 o 15 anni durante i quali il cuore a forza di fare questo superlavoro si ingrandisce, a un certo punto, questo si sfianca e dà un ingrandimento della parete per via di un “ispessimento” si passa ad un aumento di volume del cuore per una “dilatazione”, con pareti flaccide e sottili.

Quindi il cuore passa da uno stato di forza ad uno di debolezza?
È proprio così, tanto è vero che da una condizione di ipertrofia ventricolare sinistra, si passa ad una dilatazione del ventricolo sinistro, con una sensibile riduzione della forza di pompa del cuore ed avvio verso quella grave condizione clinica, identificata con il nome di scompenso cardiaco, che significa cuore stanco.

Quindi una pressione alta trascurata può essere la causa di un cuore debole, stanco e del mancamento del respiro?
Sì, l’ipertensione arteriosa è la prima causa di insufficienza cardiaca, che si manifesta con debolezza, stanchezza e mancamento del respiro anche per sforzi di lieve entità.

Si è visto che la pressione arteriosa si alza a poco a poco: ma è sempre così?
In genere, l’aumento dei valori pressori è lentamente progressivo nel corso degli anni.
Tuttavia, esistono anche le situazioni di emergenza, nelle quali la pressione si alza in modo violento e improvviso. È questo il caso dell’emergenze e urgenze ipertensive, nelle quali, oltre all’aumento notevole dei valori di pressione (in genere >230/130 mmHg), presentano segni neurologici di confusione mentale, mal di testa, vomito, deficit di forza o di sensibilità agli arti. Questa situazione (encefalopatia ipertensiva) necessita dell’immediato ricovero in ospedale.

Ma il cattivo funzionamento dei reni può determinare l’ipertensione o viceversa?
Entrambe le affermazioni sono corrette. Prima abbiamo visto come a volte sono le malattie renali a causare l’ipertensione, ma è altrettanto vero che un soggetto con la pressione alta, a lungo andare è decisamente più esposto al rischio di insufficienza renale, cioè di quel danno all’apparato renale che ne compromette in parte la funzione di depurazione dal nostro organismo delle sostanze tossiche.

È vero che anche la vista risente della pressione alta?
Sì, è vero. Come abbiamo già detto, l’ipertensione contribuisce a irrigidire le arterie e siccome quelle della retina, che si trova sul fondo dell’occhio, sono molto sottili, un loro ulteriore restringimento può dare dei problemi alla vista, anche se questo fenomeno è più evidente nei soggetti ipertesi, ma anche affetti da diabete mellito.

Ho sentito che anche l’occhio ha una sua pressione: anche questa è come quella del sangue?
No, questa situazione va completamente distinta dall’ipertensione arteriosa. Il fatto che alcuni individui abbiamo il glaucoma, una malattia dell’occhio che fa aumentare la pressione dei fluidi all’interno dell’occhio stesso, non significa che debba esistere una relazione fra la pressione oculare e quella del sangue.