Articolo a cura del Prof. Augusto Zaninelli – È vero che chi ha la pressione alta è più a rischio di avere un infarto del cuore?
Sì è vero: i soggetti ipertesi, che non curano la loro ipertensione, hanno come minimo il doppio di probabilità di avere un infarto del miocardio, rispetto alle persone con la pressione normale.

Per il rischio di infarto, quale è la più pericolosa: la massima o la minima?
Non vi è alcuna differenza, sono entrambe pericolose quando sono alte; per questo, quando si cura l’ipertensione non ci si può accontentare di ridurne una soltanto delle due.

Ci sono persone che hanno alta solo la massima: queste rischiano di meno?
No, il rischio è uguale o semmai, lievemente aumentato. Anche questi individui, per i quali il termine tecnico è “ipertensione sistolica isolata”, devono curarsi.

L’ipertensione è l’unico rischio per l’infarto del cuore?
No, la pressione alta è uno dei principali fattori di rischio, ma non è l’unico. Altri fattori principali sono il colesterolo elevato, il diabete, il fumo di sigaretta e l’obesità. Il problema vero è che, molto spesso, l’ipertensione non si presenta da sola, ma in associazione con uno o più di questi altri fattori e per ognuno di questi che si associa il rischio aumenta tantissimo.

Ma è possibile quantificare meglio questi rischi?
Sulla base di studi effettuati seguendo gruppi di pazienti per molti anni, si può dire che, per persone sino ai 69 anni, la percentuale di probabilità di avere un infarto nei prossimi 10 anni varia dal 2 al 30% a seconda che si tratti di uomo o donna e che abbia o meno diabete, fumi o abbia valori di colesterolo elevati.

Che relazione c’è fra ipertensione e ictus cerebrale?
La relazione, purtroppo, è molto stretta in quanto la pressione alta è la più importante causa per lo sviluppo di un ictus cerebrale, sia ischemico, sia emorragico.

Ischemico o emorragico: che differenza c’è?
In realtà i sintomi e i segni sono identici, tuttavia l’ischemia cerebrale è un blocco del passaggio di sangue all’interno dei vasi sanguigni, che determina una mancata ossigenazione e quindi una morte delle cellule del cervello non più irrorate, mentre l’emorragia è una rottura di un vaso sanguigno arterioso, con conseguente fuoriuscita di sangue che va ad occupare spazio nel cervello, bloccandone in parte l’attività.

Anche per l’ictus sia la massima che la minima sono ugualmente pericolose?
In generale sì, ma forse per questa malattia e soprattutto nelle persone anziane è più pericolosa la pressione arteriosa sistolica.

Per il rischio di ictus vi sono fattori di rischio aggiuntivi come per l’infarto?
Sì, anche per il rischio di ictus sono molto importanti i fattori aggiuntivi all’ipertensione e in particolare il diabete. Fumo, obesità ed elevati livelli di colesterolo sono anch’essi fattori additivi, ma meno importanti. Va però segnalato che mentre per l’infarto il peso dell’ipertensione è uguale a quello degli altri fattori di rischio, per l’ictus la pressione alta costituisce un rischio di gran lunga più pericoloso degli altri.

Ma se un paziente iperteso riporta alla normalità i suoi valori di pressione con le cure, come si trasforma il suo rischio di avere un ictus o un infarto?
La normalizzazione dei valori pressori attraverso la terapia, porta il rischio di avere un ictus o un infarto allo stesso livello di chi ha la pressione normale. Questo, alla luce della risposta precedente, è ancora più vero e determinante per il rischio di avere un ictus cerebrale.