Medicina tra Oriente e Occidente

A cura della Dott.ssa MariaGiovanna Luini – Credo di non avere mai incontrato un medico convinto che i cosiddetti “pazienti” siano solo corpi i cui danni siano riparabili con meri interventi farmacologici o chirurgici o radioterapici: anche il più razionale e iperscientifico dei colleghi riconosce, come minimo, l’esistenza di una profonda interazione tra la mente (ma cosa è, la mente?) e il sistema fisico. La complessità dell’essere umano è difficile da ricondurre a una descrizione esaustiva, soprattutto per le menti occidentali: possiamo elencare una serie di elementi che ne fanno parte, ma raramente si riesce a ottenere un quadro di insieme che renda ragione della meravigliosa e unica perfezione di ognuno. Il corpo e i suoi organi e apparati ma anche i misteri del codice genetico, la psiche, l’inconscio, le emozioni, le aspettative, i pensieri, le relazioni e le memorie: ecco alcuni dei componenti di un tutto che, se armonico, può dirsi in salute.

La salute è un equilibrio, uno stato in cui la persona ha trovato o ritrovato un rapporto accettabile tra le parti, è una vibrazione globale del campo energetico che si basa sulle singole vibrazioni settoriali: una dissonanza, una sola, può compromettere l’armonia.

Le vibrazioni, in quanto onde, possono potenziarsi a vicenda oppure diminuire la propria energia con un risultato acuto o cronico in termini di perdita della salute. L’equilibrio vibratorio muta nel tempo e con le condizioni interne ed esterne, è flessibile e dinamico, e ha un legame inscindibile con lo stato di Ben-Essere. Che il corpo umano abbia un campo elettromagnetico è evidente, e che due o più campi elettromagnetici siano in grado di interagire tra loro è altrettanto noto: imparare qualcosa su questa interazione significa addentrarsi di più e meglio nei segreti della Cura.

Medici e infermieri possono, se vogliono, imparare a interagire non solo con la psiche e il corpo fisico dei pazienti: l’energia unica e speciale di ogni paziente è lì a disposizione, è un insieme di cosiddetti “corpi sottili” sensibilissimo alla qualità e continuità degli scambi relazionali, alla genuinità della volontà di cura, alla presenza – usiamo il termine, visto che esiste – dell’amore. Curare non è solo stabilire in scienza e coscienza quali procedure siano necessarie per la riparazione di un difetto del sistema fisico: questa parte della medicina è sacrosanta, è la prima da mettere in atto ogni volta che ci si trovi di fronte a un essere umano in stato di sofferenza. Nessuno mette in discussione la priorità della medicina allopatica nell’approccio alla malattia. Vi sono tuttavia procedure e approcci che ne integrano e potenziano l’efficacia, e le cosiddette terapie energetiche entrano nel novero di questi approcci. Gli studi internazionali in merito ormai esistono e si stanno moltiplicando: il cosiddetto “healing touch” (il tocco che guarisce) trova uno spazio sempre maggiore nella Cura quando sia necessario agire su diversi piani, alleggerendo uno stato di sofferenza psicofisica il cui impatto sulla guarigione sia di tutta evidenza.

Umberto Veronesi, cui certo nessuno avrebbe potuto attribuire fantasie contrarie alla scienza, parlava di “una carezza per guarire” e alludeva all’effetto potente dell’empatia, dell’amore, del contatto fisico carico di emozione tra operatori sanitari e pazienti: non credeva alle terapie energetiche, ma riteneva che porgere un farmaco fosse poco utile se quel farmaco non fosse stato accompagnato dal sorriso, dalle giuste parole, dal contatto emotivo con il paziente. In essenza, credeva a un forte effetto placebo, e ne era così convinto da controllare con estrema severità le capacità relazionali ed empatiche dei suoi più stretti collaboratori. Che si tratti di un effetto placebo o meno, a me interessa che funzioni: negli anni di lavoro medico ho potuto approfondire molto le diverse tecniche energetiche delle più lontane culture e filosofie di cura, e ho sviluppato una personale idea su ciò che l’essere umano sia. Non è molto importante aderire alla mia visione o a quella di Umberto Veronesi: è fondamentale comprendere come di fronte alla Cura le parole siano un mezzo e non il fine, e che il medesimo contenuto possa essere trasmesso scegliendo i termini accettabili per la formazione professionale e umana di ciascuno.

Siamo energia e questa energia risponde ad atti di Cura che possono integrare, senza sostituire, la medicina allopatica: lo stato di Ben-Essere è parte della salute, e l’equilibrio necessario per sentirsi pienamente sani passa attraverso la sintonia vibratoria delle singole componenti del corpo. Il ruolo delle terapie energetiche è un accompagnamento rispettoso e delicato delle cure mediche, un sostegno e una fiducia aggiuntivi a chi sta cercando la propria via per ritornare sano. Dentro e fuori.