Come il comportamento dei genitori può influenzare le consuetudini dei figli… e viceversa.

A cura del dott. Claudio Lombardo – Abitudini e pratiche genitoriali relative ai comportamenti alimentari nei confronti dei propri figli, fin dai primi anni di vita, possono determinare largamente le loro predisposizioni alimentari fino all’età adulta. Sotto questo aspetto si devono tener presente fondamentalmente tre tipi di prospettive:

1) le credenze e il comportamento del genitore influenzano il comportamento e le credenze del bambino: ad esempio ogni madre si prende cura, in un modo proprio, dell’alimentazione del figlio, trasmettendo le proprie tradizioni, credenze e preferenze connesse al cibo.

2) le influenze del bambino sul genitore: contrariamente a quanto si credeva in passato, i bambini hanno un ruolo attivo nella relazione con i propri genitori e ne influenzano il comportamento, più di quanto i genitori stessi si rendano conto. Ad esempio, un bambino con un temperamento difficile sarà particolarmente insistente verso i suoi genitori: farà richieste di continuo, non mangerà ad intervalli regolari, e i genitori tenderanno più o meno consapevolmente ad adattarsi alle sue specifiche richieste.

3) gli effetti del contesto socio-culturale sulla relazione madre-bambino; un contesto che comprende repertori di abitudini, credenze, tradizioni che non sono state create né dalla madre né dal bambino e con le quali, inevitabilmente, sia l’una che l’altro dovranno fare i conti.

Verso un’educazione alimentare

Mancanze affettive, nei primi step evolutivi, possono influire in maniera molto negativa sul vissuto di amabilità del bambino, non soltanto in riferimento a “sensi di vuoto”, bensì, soprattutto, se le richieste di attenzione e affetto sono state ricompensate con offerte di cibo ad ogni manifestazione di pianto. C’è tuttavia da precisare che spesso il desiderio di un genitore è quello di esercitare un controllo diretto sull’alimentazione del figlio, ma non solo ciò non è possibile (se non a prezzo di gravi squilibri psichici), ma non è neppure auspicabile in quanto l’obiettivo primario del processo di socializzazione è proprio quello di favorire il passaggio da una fase di eteroregolazione, in cui è il genitore a gestire tempi, quantità e qualità dell’alimentazione, ad una fase di autoregolazione, in cui il bambino diviene sempre più autonomo nel proprio comportamento alimentare. Altresì la correzione degli errori alimentari materni durante la gravidanza rappresenta il primo step preventivo dell’obesità infantile.

Un fattore spesso non considerato

La correzione degli errori alimentari materni durante la gravidanza rappresenta il primo step preventivo dell’obesità infantile. Numerose ricerche hanno messo in relazione queste condotte genitoriali con i comportamenti, i consumi, le preferenze alimentari e la condizione di peso corporeo dei figli. I risultati indicano che le pratiche restrittive dei genitori possono aumentare l’attrattiva e la preferenza per i cibi malsani da parte dei bambini e promuoverne la scelta e il consumo, anche in assenza di fame, provocando, inoltre, sentimenti negativi per aver mangiato alimenti proibiti. Dunque, le pratiche parentali legate al cibo hanno certamente un’influenza sugli atteggiamenti e i comportamenti alimentari dei figli, ma difficilmente questa va nella direzione voluta dai genitori stessi, mentre spesso si producono effetti opposti a quelli attesi. Inoltre, i risultati sembrano a volte in contrasto tra loro. Per esempio, molte ricerche hanno evidenziato gli effetti negativi delle pratiche restrittive. Tuttavia, altri studi sembrano suggerire che la presenza di regole che limitano, o più in generale disciplinano, l’accesso al cibo in famiglia è associata ad una dieta più sana da parte dei bambini. Probabilmente la causa di questa incongruenza va ricercata nelle “modalità” comunicative genitore-figlio, ovvero il “modo” in cui si riferisce una proibizione di una specifica abitudine alimentare.