La coxartrosi: il trattamento chirurgico (protesi totale di anca)

A cura del dott. Nicola Mondanelli – Abbiamo già parlato della coxartrosi dal punto di vista di eziopatogenesi (perché e come si sviluppa), sintomatologia e clinica (che fastidi accusa il paziente, cosa riscontra il medico durante la visita), e terapie possibili, avendo parlato di quella conservativa; approfondiamo ora il trattamento chirurgico. L’indicazione alla chirurgia non è assoluta ma relativa, e dipende sia dalla sintomatologia accusata dal paziente che dall’aspetto radiografico e clinico: ci sono pazienti con un quadro radiografico di artrosi avanzata ma con richiesta funzionale bassa con disturbi tali da non far decidere (medico e paziente insieme) per la chirurgia, e pazienti con artrosi di grado moderato che hanno molto fastidio e non risolvendo conservativamente sono candidati all’intervento di sostituzione articolare (protesi totale di anca, PTA).

Come si esegue una PTA? Arrivati all’articolazione dell’anca, si taglia ed asporta la parte prossimale (testa e collo) del femore, si gratta via la cartilagine residua dall’acetabolo con apposite frese e si impianta un cotile emisferico che può essere fissato all’osso a pressione o con cemento. Nella fissazione a pressione la protesi è appena più grande dello spazio che le abbiamo creato, e quindi si incastra ottenendo una “stabilità primaria” (a volte possiamo utilizzare delle viti per avere una maggiore tenuta iniziale), poi l’osso crescerà intorno alla protesi (che presenta una superficie appositamente rugosa) stabilizzandola definitivamente; questa fissazione secondaria è detta “biologica”. In alternativa, il cotile viene fissato con una sostanza acrilica (il cemento osseo) che, quando solidifica, tiene ben adesa la protesi all’osso; in questo caso la tenuta è di tipo “meccanico” e fin da subito è quella definitiva. Si monta poi dentro il cotile un inserto di plastica o ceramica con interno emisferico concavo che è la superficie articolare superiore. Si passa al femore: anche questo viene preparato con strumenti specifici (brocce o raspe di forma come la protesi che verrà impiantata) e viene quindi posizionato dentro il femore uno stelo, che può essere anch’esso non cementato (sempre fissazione primaria a press-fit e fissazione secondaria biologica quando l’osso crescerà sulla protesi) oppure cementato (a causa della scarsa qualità dell’osso, p.es. in pazienti molto anziani o con osteoporosi). Su questo stelo femorale viene messa una testina (di ceramica o di metallo) che si articolerà nell’inserto acetabolare: il movimento avviene tra inserto e testina. Ridotta l’articolazione (ovvero riposizionata la testina dentro il cotile), si eseguono manovre per valutare lunghezza dell’arto, tensione dei tessuti molli (capsula, legamenti e muscoli), arco di movimento, se ci sono delle posizioni in cui la protesi tende a lussare (ovvero se il femore fuoriesce dal cotile); in base alla pianificazione pre-operatoria ed a questi reperti intra-operatori si impiantano le componenti definitive, facendo attenzione al corretto orientamento delle stesse.

Per giungere all’anca il chirurgo può decidere se passare dal davanti, di lato o da dietro: ogni via di accesso ha vantaggi e svantaggi (in termini di visualizzazione e facilità di impianto, di rischi e complicazioni) che non possiamo ora affrontare; possiamo ora solo elencare le complicazioni più importanti della PTA: la frattura intra-operatoria, la lussazione, l’infezione, la trombosi venosa profonda, la dismetria (un arto che resta più lungo dell’altro). Infine, un accenno alla riabilitazione: la PTA è un intervento che necessita di attenzioni comportamentali da parte del paziente per evitare alcune complicazioni (in primis la lussazione) ma è un intervento solitamente poco doloroso e che non presenta difficoltà nel recupero del movimento e della forza muscolare; più difficile può essere il recupero di corrette postura e deambulazione, soprattutto in caso di artrosi grave con accorciamento e debolezza muscolare dei glutei, che siano presenti da molto tempo.

2019-01-21T15:30:31+02:0012 Dicembre 2018|Chirurgia, News, Ortopedia|0 Comments

Leave A Comment