Casi clinici comuni: Ofelia, la rumena badante di anni 50

A cura del dott. Alfonso Lagi – Ho chiamato così questa donna perché avendo due nomi, Rosa Ofelia, lei insisteva per essere chiamata con il secondo. Era dell’idea che il nome dell’eroina shakespeariana le conferisse una certa importanza nei rapporti con gli altri. Di sicuro nell’Amleto, io non sono però proprio sicuro che Ofelia sia una buona figura dentro l’opera shakespeariana ma non l’ho detto.

Questa povera donna era venuta in Italia spinta dal bisogno, lasciando una famiglia nella sua terra di origine. Aveva fatto egregiamente il suo lavoro occupandosi di un’anziana donna fino alla fine dei suoi giorni e il figlio dell’anziana le era rimasto molto grato, tanto riconoscente da averla ospitata nella propria abitazione dopo la vendita della casa materna. La cosa era stata utile a entrambi: a lei perché era rimasta senza lavoro e a lui che nel frattempo era rimasto vedovo. Lui, Luciano, lo conoscevo da molti anni sia per il suo lavoro di parasanitario sia per la frequentazione, sempre per motivi medici, con i suoi familiari. Fra noi c’era confidenza. “Senti” mi telefona, “ho bisogno che tu veda questa signora cui sono molto grato perché non riusciamo a trovare una soluzione ai suoi problemi”.

Qualche giorno dopo si presentano nel mio studio professionale. Lui di 75 anni lei di cinquanta. Lui magro e sciupato, lei florida e ben colorita. Il mio primo pensiero, forse ingiustificato perché basato solo su una sensazione, è che fra i due esista una ‘liaison’. Per delicatezza non chiedo. Lei mi espone il suo problema che si riferisce ad un violento dolore che inizia nel collo, si diffonde alle orecchie, ai denti superiori e poi giù al petto. Il quadro appare almeno insolito. La cosa è talmente vera che molti colleghi si sono già cimentati nella diagnosi del disturbo senza riuscire né a fare la diagnosi né, cosa più importante, a proporle una terapia efficace.

In realtà, molti pazienti e anche alcuni medici pensano che sottoporre i pazienti a ripetuti e numerosi esami diagnostici sia importante, anzi molto importante ma meno persone riflettono sul fatto che sono le terapie che portano beneficio ai pazienti. La medicina moderna si caratterizza per un eccesso di diagnosi e per una carenza di terapie. Come per il rapporto PIL/Debito pubblico del nostro paese si dovrebbe forse calcolare il rapporto Costi della Diagnostica/Benefici delle terapie. La signora Ofelia cominciò a mostrarmi tutte le indagini diagnostiche possibili, in particolare una serie impressionante di Risonanze Magnetiche e di Tac di tutte le parti del corpo.

“Sai” commentava Luciano “lei preferisce farsi curare in Italia e non in Romania… perché si fida di più”, senza aggiungere che tutte quelle indagini, in Italia, le erano state fornite gratuitamente. Via via che io cercavo di capire, facendo domande specifiche alla paziente, Luciano si inseriva nella conversazione fornendo particolari che a volte erano appropriati, a volte no ma che dimostravano come lui si fosse interessato ai sintomi della donna e come bene li conoscesse. Mi furono mostrate numerose prescrizioni mediche, di differenti colleghi di ogni specialità che fornivano indicazioni sull’uso di farmaci, i più differenti senza che alcun beneficio la donna ne avesse tratto. Mi feci descrivere nei particolari un episodio recente di questo dolore e, come da mia abitudine, chiesi che mi venissero riferiti i particolari apparentemente anche insignificanti.

Venni così a sapere che all’apice del dolore la donna cercava sollievo distendendosi sul letto. Alla domanda su quale letto ci fu un chiaro imbarazzo e Luciano l’anticipò dicendo “su quello di camera sua.” Ebbi di nuovo quella sensazione. Quando fu il momento della visita medica, chiesi alla paziente di spogliarsi. È in genere in questo momento che capisci il grado di confidenza che c’è fra il soggetto che si spoglia e le persone che lo accompagnano. Nessuno dei due fece obiezione. Lei rimase con il reggiseno e con le mutandine e si sottopose alla visita medica. La mia conclusione fu che la malattia di cui soffriva la paziente era una fibromialgia, complicata da una spasmofilia. Per i medici dirò che il dolore in realtà iniziava alla nuca e poi si diffondeva non alle orecchie, come lei diceva, ma lungo il collo, vicino alle orecchie e che si localizzava all’apertura toracica superiore. Sempre per i medici dirò che si associava una sinusite mascellare e una discopatia C8-D1 con radicolopatia irritativa sinistra. Inoltre il tutto era da ricondurre a una condizione depressiva. La paziente ebbe giovamento dal trattamento con serotontinergici e ansiolitici. Per i non medici devo aggiungere che arrivai a capire che fra i due si era stabilito un legame affettivo. Naturalmente non esprimo alcun giudizio né sul loro rapporto né sulle loro decisioni. Ho voluto solo rilevare come pur non dichiarando i loro rapporti, per motivi che non riesco a comprendere, essi si manifestavano ugualmente.

2019-01-21T15:31:54+00:0021 Dicembre 2018|Medicina, News|0 Comments

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