Epigenetica e intolleranze alimentari

A cura del dott. Giuseppe Cavallo, biologo nutrizionista – Per spiegare cos’è l’epigenetica, possiamo prendere in considerazione i gemelli monozigoti (identici, dello stesso sesso, originati dalla stessa cellula uovo fecondata da uno spermatozoo). È davvero impressionante come due individui che nascono, praticamente, con le stesse informazioni di base possano, nel corso del tempo, divenire differenti come se fossero due persone distinte e separate. Se conoscete anche voi gemelli identici che hanno intrapreso percorsi di vita diversi, potrete verificarlo. Riporto un’esperienza come tante. Per mantenere l’anonimato, chiameremo le due gemelle in questione Chiara e Giulia.

Le due bambine sono cresciute nella stessa casa, hanno condiviso lo stesso tetto, frequentato gli stessi luoghi sino all’età di 7 anni. In questo momento, Chiara e Giulia mostrano ancora una somiglianza perfetta. Dagli 8 anni in poi, le due bambine cominciano a mangiare cibi diversi e ad assumere quantità diverse di acqua. Si inizia a osservare qualche differenza, non tanto a livello estetico, ma nel comportamento, come nella frequenza e nella qualità di attività liberatorie (qualora non fosse chiaro, si parla di sedute private in bagno).

Arrivate alla soglia dei 14 anni, ci sono le scuole superiori da scegliere. Le strade delle gemelle si biforcano ulteriormente. Una inizia a giocare a calcio, l’altra pratica danza. Due sport differenti, con esigenze energetiche differenti, stimolazione di muscoli differenti (almeno in parte) e consumo di ossigeno (e quindi metabolismo) diversi. Le due ragazze continuano ad allontanarsi da quell’immagine sovrapponibile di un tempo. Con il liceo, arrivano i primi amori e, successivamente, le prime importanti decisioni di vita (cambiare città, scegliere un preciso percorso lavorativo, vivere soli o con altre persone): Chiara e Giulia, a 20 anni, sono due persone diverse che presentano delle somiglianze fisiche visibili, ma non scontate. Chiara, golosa di latticini, che mangia sempre appena ne ha la possibilità, ad un certo punto della sua vita presenta dolori intestinali, frequenti episodi di flatulenza e diarrea. Giulia, assidua consumatrice di pane e pasta bianchi (da grani moderni e non integrali) si sente spesso stanca, ha l’addome dolorante e non riesce ad evacuare con regolarità. Se non si pone rimedio, questa risposta a stimoli ambientali stressanti potrebbe essere ereditata dai figli di Chiara e Giulia.

Questa breve storia racconta di un banale quanto inesorabile verdetto: anche se nasciamo uguali, i luoghi nei quali vivremo, le persone che frequenteremo, i cibi che consumeremo, le abitudini che assumeremo, modificheranno quelle informazioni contenute nei nostri geni e, di conseguenza, le persone che saremo. Il nostro genoma (insieme dei geni, composti a loro volta da DNA), sin dal concepimento, è plasmato dall’ambiente, come un’orchestra (composta da molti musicisti, ognuno con uno strumento diverso e che produce un suono diverso) coordinata, più o meno magistralmente, dai direttori d’orchestra che si alternano di volta in volta.

L’orchestra è l’insieme dei geni; i direttori d’orchestra, che cambiano a seconda dello spettacolo da mettere in scena, è l’ambiente che agisce sui geni. Nel caso di Chiara e Giulia, i direttori d’orchestra “lattosio” e “glutine” dirigono l’orchestra in modo errato perché alcuni musicisti non suonano oppure producono note stonate. Cambiando il direttore d’orchestra, per questi musicisti, otterremo una sinfonia gradevole e priva di stonature. La musica che suonerà la nostra orchestra dipende dalle capacità del direttore di turno di impartire lo spartito giusto. Ecco, questa è l’epigenetica.

2019-06-04T11:32:05+02:009 Giugno 2019|Alimentazione, Benessere, Medicina|0 Comments

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