Casi clinici comuni – Maturo sportivo di 45 anni

A cura del dott. Alfonso Lagi – L’uomo è sportivo, abituato a praticare jogging per ore. Lavora come addetto alle pulizie e fa quindi un lavoro fisicamente pesante. La sintomatologia lo infastidisce moltissimo perché di notte si sveglia con dolore urente all’epigastrio e poi al petto, retrosternale e poi alla gola. Si deve mettere seduto e a volte è costretto ad alzarsi e stare reclino su un tavolo per attenuare il disturbo che cessa dopo qualche ora. Il suo sonno è molto disturbato. Anche facendo jogging compare lo stesso disturbo, forse più leggero perché appena lo avverte si ferma. Anche in questo caso il sintomo è saltuario e non prevedibile.

Non vi sono riferimenti di malattia significativi nella famiglia. Ha fatto numerosissimi accertamenti: ematochimici, ecografici dell’addome e del cuore, ha eseguito elettrocardiogramma basale e test da sforzo, radiografie del torace, tutti nella norma. Consultato uno pneumologo (MP, grande incompetente!). Dopo aver fatto fare una spirometria basale e rivalutato lo Rx torace (ricordatevi che ogni specialista utilizza i test che gli sono più familiari e meglio conosce ed è per questo che evita di usare l’intelligenza), ha fatto diagnosi di reflusso gastro-esofageo; il dato è stato confermato da uno specialista ORL. Il paziente ha così eseguito gastroscopia, che ha mostrato una piccola ernia iatale. Lo pneumologo gli ha annunciato che sarebbe guarito e il paziente ha iniziato una lunga cura (due mesi) con farmaci specifici (inibitori di pompa protonica).

Nessun beneficio, anzi c’è stato un peggioramento dei sintomi in intensità e frequenza. L’ho sottoposto a pH-metria esofagea, che dimostra assenza di reflusso acido (nelle 24 ore solo una volta e per pochi minuti si registra un pH < 3). Ho dovuto comunicargli che la cura consigliata dallo pneumologo era stata inutile. Ho quindi prescritto una terapia a breve con prednisolone alla dose di 32 mg al dì per 5 giorni e poi una dose a scalare. Il paziente è tornato da me dopo 15 giorni dicendo che aveva avuto un buon periodo asintomatico.

L’esecuzione di una spirometria dopo somministrazione alla metacolina (test potenzialmente pericoloso per cui ho preferito prescriverlo dopo aver avuto un forte sospetto con criterio ex iuvantibus) ha permesso la diagnosi di asma bronchiale. Successivamente sono state avviate prove specifiche per la individuazione delle cause. Il paziente sta bene. Lo specialista ha grandi vantaggi rispetto al generalista poiché egli ha a che fare con un numero limitato di malattie, quattro o cinque soltanto nella pratica clinica quotidiana. Il suo lavoro è abbastanza semplice: se ha a che fare con una di queste, il paziente è di sua competenza altrimenti è di competenza di qualcun altro. In questo caso lo pneumologo dimostra non solo di conoscere poco una delle “sue” malattie, ma di aver abdicato alla propria intelligenza, quella cui ciascuno dovrebbe sempre riferirsi.

Note 1)

Il test alla metacolina è potenzialmente pericoloso per cui ho preferito prescriverlo dopo aver avuto un forte sospetto con criterio ex iuvantibus.

2019-06-10T11:50:39+02:0024 Luglio 2019|Medicina, News|0 Comments

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