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La cura delle stomie è diventata a tutti gli effetti una specializzazione solo negli ultimi trenta, trentacinque anni. In ambito sanitario ci sono infermieri specializzati nella cura e assistenza di coloro che hanno una stomia, gli “STOMATERAPISTI”, che collaborano con il chirurgo e gli altri professionisti sanitari nella realizzazione del progetto di cura, assistenza e riabilitazione della persona stomizzata.

Lo stomaterapista è l’infermiere esperto che si prende cura del paziente prima e dopo l’intervento chirurgico, è colui che insegna al paziente come gestire tutti gli aspetti di cura della stomia, organizzando il piano assistenziale e riabilitativo personalizzato.
Lo stomaterapista fornisce tutte le informazioni utili per prevenire le possibili complicanze del complesso stomale e, qualora si manifestassero, se ne occupa per risolverle. Nella fattispecie, presso la struttura sanitaria di Villa Donatello, situata a Firenze, lavorano diverse figure che ricoprono questo ruolo, le quali occupandosi della persona stomizzata operano anche una formazione agli infermieri meno esperti nella realizzazione della cura e dell’assistenza delle stomie. [Tra queste figure, ricopre un ruolo fondamentale Aurelia Grigore, infermiera che durante gli anni 2014/2015 ha frequentato a Brescia la scuola di specializzazione e ha conseguito il titolo di stomaterapista.] In particolare, il termine stomia significa apertura, “bocca”, ovvero l’abboccamento di un viscere o di una cavità dell’apparato digerente o urinario alla cute con la conseguente creazione di una comunicazione tra l’interno e l’esterno. L’igiene e l’apparecchiatura della stomia sono definite come “stoma-care”. A seconda del tratto dell’apparato digerente interessato vengono confezionate due tipi di stomie: l’Ileostomia, ovvero l’abboccamento della parte terminale dell’intestino tenue alla parete addominale e viene creato quando si asporta tutto il colon, il retto e l’ano; e la colostomia, ovvero l’abboccamento tra colon e parete addominale per permettere al contenuto fecale di fuoriuscire attraverso una via alternativa a quella naturale. La colostomia può essere collocata in più punti dell’addome in base al tipo di intervento chirurgico e al tratto intestinale che viene portato all’esterno per realizzarla; la sede più comune è il quadrante inferiore sinistro dell’addome. Diventa necessario ricorrere al confezionamento di una colostomia quando una patologia infiammatoria o tumorale dell’apparato intestinale richiede un intervento chirurgico che presuppone la deviazione delle feci all’esterno tramite la stomia per un periodo temporaneo o definitivo. In molti casi rappresenta l’unica soluzione per poter curare la malattia. La preparazione del confezionamento della colostomia inizia nella fase preoperatoria: il paziente deve assumere sostanze lassative, che possono variare in base al tipo di intervento chirurgico ed alle condizioni generali di salute dell’assistito; viene poi effettuata dall’infermiere/a (se il paziente è già ricoverato) il giorno prima di essere operato la tricotomia che comprende la rasatura di un’area che parte dal torace, si estende su tutto l’addome fino ad arrivare all’inguine compreso. Infine, c’è il disegno preoperatorio della stomia, una pratica che esegue lo stomaterapista o il chirurgo e consiste nell’identificare e segnare il punto addominale dove il chirurgo realizzerà la stomia. La scelta della sede può variare in base alla conformazione dell’addome o delle esigenze particolari del paziente. Successivamente, durante la fase post operatoria l’infermiere spiega e insegna al paziente come effettuare in autonomia la rimozione dalla cute del dispositivo di raccolta da sostituire, la detersione della colostomia e della pelle circostante, l’applicazione del nuovo dispositivo di raccolta.

Al termine dell’intervento chirurgico viene applicato sulla stomia un dispositivo di raccolta con una sacca trasparente, che permette all’infermiere di osservare e valutare la colostomia senza doverlo rimuovere. Questo dispositivo viene sostituito, di norma, 2-3 giorni dopo l’intervento chirurgico. Nei primi giorni dopo l’intervento chirurgico la colostomia può apparire lievemente edematosa, di colorito rosso vivo e di forma irregolare. Con il passare dei giorni le sue dimensioni si riducono e si saranno risolti anche i segni di infiammazione della mucosa stomale. La fisiologica ripresa della funzione intestinale avviene di norma dopo 2-3 giorni dall’intervento. Nei primi giorni può comunque succedere che dalla stomia fuoriescono modiche quantità di sangue o materiale fecale vecchio. Per rimuovere più facilmente il dispositivo di raccolta dalla cute si deve staccare quest’ultimo dall’alto verso il basso, tendendo e umidificando la pelle su cui è adesa la placca, con il panno carta bagnato con acqua tiepida. Prima di procedere alla detersione, se ci sono feci sullo stoma, si devono rimuovere con il panno carta. Successivamente con il panno carta, acqua e sapone si lava la pelle con movimenti circolari, partendodalla cute esterna verso la stomia: in questo modo si evita di trasportare le feci sulla cute più pulita, che possono causare arrossamenti ed irritazioni. Si risciacqua bene la parte lavata e poi si asciuga con il panno carta, senza strofinare; la placca della sacca di raccolta per poter aderire bene alla cute e non staccarsi, deve essere applicata sulla pelle ben asciutta. Successivamente si deve ritagliare con le forbici il foro della placca uguale o maggiore di due millimetri la grandezza dello stoma; è importante che il foro della placca abbia queste dimensioni per assicurare la protezione della cute attorno alla stomia e aderire perfettamente. Si toglie, poi, la pellicola che protegge l’adesivo della placca e si mette uno strato di pasta barriera attorno alla stomia, lasciandola asciugare per circa 30 secondi per poi modellarla con un dito rendendola uniforme; la pasta barriera impedisce alle feci di infiltrarsi al di sotto della placca evitando in questo modo distacchi indesiderati del dispositivo applicato. Infine, si accosta il margine inferiore del foro della placca al margine inferiore dello stoma e si fa aderire la placca alla cute, dal basso verso l’alto, in modo che la placca sia ben aderente alla pelle e non si siano formate pieghe durante l’applicazione. L’assenza di pieghe è importante per assicurare una buona adesione della placca fino alla sua sostituzione e per favorire comfort e benessere. Si aggancia la sacca alla placca in modo che l’adesione del sistema risulti perfetta.

Lo stomaterapista, oltre a formare il paziente nelle azioni per la sostituzione della placca, gli insegna la gestione quotidiana della stomia: viene detto al paziente di non aspettare che la sacca sia completamente piena per svuotarla perché c’è il rischio che la placca si stacchi per il peso eccessivo delle feci contenute; la sacca va sostituita tutti i giorni. In più, quando si effettua lo stoma care è importante che si osservi la cute nella zona di applicazione del dispositivo per verificare che non vi siano arrossamenti e irritazioni della pelle. Nel caso fossero presenti queste manifestazioni è importante rivolgersi all’infermiere stomaterapista e/o al medico di riferimento.